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L'anno dei 40

Quest'anno ho compiuto 40 anni.
Lo voglio scrivere perche' questo anno e' stato bellissimo e ne voglio tenere traccia. 
E mancano ancora piu' di tre settimane, chissa' quante cose ancora.

Cominciamo.
A gennaio e' nato Mini.
Fino a meta' novembre sono stata a casa in maternita'. Ho accudito Mini e mi sono coccolata Cruscotto.
A marzo ho ricominciato a correre e mi ci sono impegnata.
Il primo dicembre ho corso per la prima volta piu di due ore (19 km) e il quattro dicembre ho corso 10 km sotto l'ora. [Piccola aggiunta: il 31 dicembre ho corso la mia prima 10k competitiva a Roma].
A ferragosto, il giorno del mio compleanno, ho tagliato il traguardo di una 10 km portata in trionfo da due amici mentre lo speaker della gara cantava "tanti auguri a te" e il Rinci a meta' gara mi incitava con Cruscotto nel seggiolino della bici.
A meta' novembre sono rientrata al lavoro scoprendo di essere veramente apprezzata, ho letto la felicita' vera nelle persone che gia' conoscevo e in quelle che avevano solo sentito parlare di me solo perche' hanno scoperto che avremmo lavorato insieme su un progetto.
A ottobre e novembre, grazie ad una serie infinita di coincidenze, ho avuto modo di parlare/vedere/abbracciare tre dei miei ex studenti delle superiori e mi hanno detto delle cose davvero molto belle.
Ho passato meta' giugno, tutto luglio e tutto agosto - si', due mesi e mezzo - in campeggio con i miei pupotti.
Ad agosto ho dato ripetizioni di matematica al malcapitato di turno con l'esame a settembre - ogni anno ce n'e' uno - che ha cominciato ad amare la matematica, mi ha scritto una poesia per il giorno del mio compleanno e ha preso un voto altissimo all'esame di settembre, guadagnandosi dei crediti ma soprattutto una bella dose di autostima che, a 17 anni, non fa male.
Ho cucinato tanto per il mio amore. Il mio amore che e' sempre piu' grande, che ormai non dobbiamo neanche piu' parlare perche' pensiamo le stesse cose nello stesso momento. Amo il mio Rinci.
In questo anno soprattutto sono stata tanto tanto tempo con i miei figli, Cruscotto e' nell'anno dei tre anni e Mini e' nel suo primo anno, entrambi scoprono il mondo, scoprono le relazioni ed io sono con loro. 
E' una gioia incredibile stare con loro, chiacchierare con Cruscotto, rispondere alle sue domande, partecipare ad ogni progresso di Mini di persona.
Quando sono rientrata dalla maternita' di Cruscotto era estate, io in ufficio, lui al mare coi nonni, lo vedevo solo il sabato e la domenica. Ho lavorato tanto in questi anni, spesso arrivavo a casa che lui gia' dormiva, e' cresciuto senza di me, ho concentrato il tempo nei fine settimana passando con lui quello che spero sia stato "quality time". Quindi questo anno passato con loro per me e' un regalo meraviglioso, quei due mesi e mezzo al mare rimarranno indelebili nella mia memoria, vivo questo anno come un dono vero.
(La foto è il risultato di uno dei tanti pomeriggi con tempere a dita.)

Tutto in un anno, tutto nell'anno dei 40 anni. 
Solo una cosa da aggiungere.
Grazie.

La cultura degli alibi

Stamattina sentivo la giustificazione che ha dato Al Gore sulla poca incisivita' di Obama nel confronto con Romney: eccessiva altitudine della citta' scelta per il dibattito.

Immediatamente mi e' tornato in mente il discorso di Velasco sulla cultura degli alibi e ho cominciato a pensare a quanto, io stessa, ricerchi alibi al lavoro, come mamma, come moglie.

Secondo me vale la pena riascoltarlo ogni tanto [anche perche' fa molto ridere].





stream of consciousness

Quando ho riaperto il blog un po' lo sapevo che una volta rientrata al lavoro sarebbe stato impossibile tenerlo aggiornato, riuscire a trovare dieci minuti per mettere su schermo i miei pensieri: un'impresa ciclopica.
Pero' mi manca e finisce che ci scrivo quando la mente e' cosi' affollata di pensieri da non riuscire piu' a starci dietro... 
Tutto questo per dire che il post che state per leggere e' un po' tortuoso, quindi potete serenamente non leggerlo.
Se lo leggete lo stesso, beh, vi chiedo scusa e vi ringrazio - contemporaneamente.

Sono giorni pieni di cose, troppe, e di pensieri, fissi, variabili e troppi.

Ci sono momenti in cui mollerei il lavoro troppo stressante, pressante, invadente, "time consuming" si direbbe dalle mie parti, e me ne andrei subito. A casa con mio figlio.
Ci sono momenti in cui non vedo l'ora che C vada a dormire per accendere il pc e finire le slide, rivedere una mail, precisare un concetto, lavorare insomma.
E poi si ammala e quando sono al lavoro non mi sento concentrata, "sul pezzo" si direbbe dalle mie parti, non sono come vorrei e come tutti mi conoscono.
Ci sono giorni in cui vorrei stare solo con C e giocare e ridere, ballare, correre. Giocare e ridere.
Ci sono poi quei giorni in cui penso a quando lui non c'era e quanto tempo avevo, per le cose stupide: lo shopping, il teatro, gli amici, il cinema.
E mi sento uno schifo, mi sento in colpa perche' amo mio figlio alla follia ma in certi giorni ho bisogno di me.
Ci sono sere che vorrei solo cantargli la ninna nanna, cullarlo un po' e stare a guardarlo dormire; e poi ci sono sere in cui preferisco fare i piatti (chi mi conosce sa che significa) invece di farlo addormentare e rimanere sola con lui. Ci sono dei momenti, piccoli, ma ci sono, in cui non ho voglia di rimanere sola con lui.
Vorrei poter dire "ogni minuto libero lo passo con mio figlio" ma non e' cosi', alcuni di quei minuti li vorrei avere per me, per correre, per fare teatro, farmi una maschera al viso.
E mi sento uno schifo.
Sono troppo egoista per essere una buona mamma? E sono troppo mamma per essere una buona "donna in carriera"? 

Il bicchiere mezzo pieno

E' chiaro che sto male, che soffro perche' Cruscotto e' lontano, ogni tanto - spesso - mi si riempiono gli occhi di lacrime e devo deglutire per non piangere.
Ma, si', c'e' sempre un "ma", a me scoccia essere triste e musona, soprattutto quando sono in mezzo alla gente, tanto piu' in ufficio.

Per farvi capire, quando qualcuno mi chiede "come stai?" io rispondo "bene", sempre, perche', volendo guardare, io sto sempre bene, a volte stanca, a volte tristissima, ma in fondo in fondo sto bene, perche' la mia vita e' meravigliosa, ho due amori grandi, con uno dei quali posso condividere, portare il peso a meta', dell'assenza dell'altro, ho un bel lavoro, una bella famiglia, amici veri, perche' non dovrei rispondere "bene"?

Certo e' che se parlo con un amico, di quelli veri, che magari mi vede con gli occhi lucidi glielo dico che Cruscotto mi manca e che mi sento mancare un pezzo di interiora a stare lontano da lui, ma cerco subito di riacquistare il sorriso perche' la tristezza e la sofferenza vere sono altra cosa e sono altro da me.

Nel nuovo gruppo c'e' una ragazza, che adoro, che e' come me, pur essendo molto diversa, e' solare, aperta, sempre con il sorriso, contenta della vita ed approccia tutti con positivita'.
Sono felice di poter passare le mie ore al lavoro con di fronte una persona cosi', perche' mi aiuta ad essere ancora piu' positiva, anche in tutti i casini che succedono e nei momenti di malinconia.
A volte vedere il bicchiere mezzo pieno e' dura, ma ce la facciamo sempre.
Quando arriva il mercoledi' io penso "domani posso dire domani lo vedo" e mi basta per sorridere, per entrare in ufficio sorridente.
In piu' oggi e' giovedi', quindi, posso dire - addirittura - "domani lo vedo" ... il bicchiere e' sempre mezzo pieno.

Del corso di vela non vi ho ancora parlato, vero? Domani vi racconto... merita!

Ciao, bentornata, come stai?

Sono felice perche' il mio lavoro e' bello, stimolante, gia' mi diverto. 
Sono felice perche' il mio team e' favoloso, persone note e facce nuove. Una faccia nuova e' di una giovane ragazza dal sorriso radioso, un gran cervello e la lingua tagliente, caustica al punto giusto, gia' la adoro.
Ho svuotato lo scatolone, sistemato la scrivania, il telefono, inaugurato un nuovo quaderno con una nuova penna. Per ora e' tutto in ordine, vediamo quanto resiste.
Sono triste perche' mi sembra di aver lasciato a casa una parte di me, un pezzo di cervello, un pezzo di braccio, uno di stomaco... Sono triste perche', quando sono al lavoro, un pezzo di me e' lontano 40 km.

Ieri sera mi sono fatta una camomilla, mi sono seduta a fianco al suo lettino, mentre dormiva, aspettando che gli occhi si abituassero al buio, per poterlo spiare, gli occhi non si sono abituati e io ho pianto ascoltandolo respirare.

Mare, mare, mare...

Siamo in campeggio ormai da due settimane, Cruscotto si e' ambientato benissimo e a me manca il Rinci, tanto. 
In queste due settimane, ho fatto tutto e niente, ho corso tanto, ho giocato con il mio piccolo, l'ho lasciato coi nonni andandomene in spiaggia il piu' possibile da sola, mi sono scottata i piedi - solo i piedi - con la protezione 30 (trenta), ho fatto tante foto e letto tanto, da Wired a Murakami. [Adoro Murakami, ma di questo parlero' un'altra volta.]
E lunedi' ricomincio a lavorare... non mi sembra vero. So gia' che rientrero' in un team diverso ma con alcune persone che conosco - tra cui il capo, sono emozionata, un po' primo giorno di scuola, un po' ritorno tra amici, non pensavo sarei stata cosi' piacevolmente tesa e, come si direbbe in teatro, ... Merda. Merda. Merda.

to work or not to work

Undici anni fa facevo la prof alle superiori, mi piaceva lavorare con i ragazzi, tantissimo, sanno dare cosi' tanto - a modo loro, ovvio. 
Un giorno mi chiama un'Azienda offrendomi un lavoro, accetto, pensando che sarei tornata ad insegnare al primo figlio - non voglio fare un figlio per non vederlo mai, mi dicevo - e che se non facevo l'ingegnere a ventisei anni non l'avrei fatto piu' e che per fare l'insegnante potevo aspettare i cinquanta, insomma un sacco di buone motivazioni.
Poi e' successo che mi sono innamorata del lavoro che ho, che mi permette di stare tutto il giorno in mezzo a persone brillanti, a volte e' creativo a volte c'e' solo da mettere a posto casini, ma mi piace, mi piace la frenesia dei giorni prima di un lancio, l'attenzione dei giorni dopo, il caffe' alla macchinetta a parlare di filmlibriteatro, gli aperitivi per festeggiare i compleanni, la collega che il lunedi' mattina porta la torta, mi piace persino mettermi il tailleur ed essere carina - a scuola andavo con i jeans e gli anfibi. Insomma mi piace tutto del mio lavoro. 

Ma c'e' un ma, ve lo aspettavate, eh?

Adesso c'e' Cruscotto e io ogni giorno lo sto a guardare per ore sapendo che tra un mese e mezzo dovro' ricominciare a lavorare e mi perdero' tutte le piccole cose che fa ogni giorno, la pappa, tutti i giochi, i versi che fa ai gatti, anche il bagnetto la sera e sono cosi' triste.
Mi prende una cosa dentro qui sopra lo stomaco che non riesco a far sparire.

Perche' per fare bene un lavoro come il mio ci sono giorni in cui si lavora dodici ore al giorno, periodi in cui il telefono suona anche il sabato e la domenica ed il pc e' sempre acceso. Perche' non si puo' avere un lavoro gratificante ed avere un figlio? Non e' per i soldi a fine mese ne' per la carriera, no, e' avere un lavoro stimolante che mi fa sentire viva intellettualmente, che mi fa sentire in gamba. 
Come si fa? 
Sia chiaro, si puo', si puo' tutto, basta lasciare il pupo ai nonni o alla baby sitter ma ... come si fa?

E questa cosa allo stomaco che non se ne va...

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